La crisi d'impresa è oggi un terreno in cui le scelte gestorie si misurano costantemente con il rischio penale. Un pagamento, un finanziamento infragruppo, l'accesso a uno strumento di regolazione della crisi possono rivelarsi legittimi e doverosi, oppure tradursi, a posteriori, in contestazioni di bancarotta. Per l'imprenditore e per gli organi sociali, la fase di difficoltà aziendale è il momento in cui la consulenza penale diventa parte integrante della gestione.
Con il Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza il "fallimento" ha lasciato il posto alla "liquidazione giudiziale", ma le fattispecie penali tradizionali — la bancarotta fraudolenta e semplice, patrimoniale, documentale e preferenziale — sono state trasfuse, in sostanziale continuità, nella nuova disciplina, conservando piena rilevanza.
Le principali aree di rischio riguardano:
Un profilo decisivo è il raccordo tra il rischio penale e gli strumenti di regolazione della crisi: i pagamenti e le operazioni compiuti in esecuzione di un concordato, di accordi di ristrutturazione omologati o di un piano attestato possono beneficiare di specifiche esenzioni, mentre ciò che ne esorbita resta penalmente rilevante. La perimetrazione di questo confine è centrale, tanto in prevenzione quanto in difesa.
Lo Studio assiste imprenditori, amministratori, sindaci e liquidatori a Milano nei procedimenti per bancarotta e reati della crisi d'impresa, con un approccio integrato tra diritto penale, diritto della crisi d'impresa e diritto societario, attento alla continuità aziendale ove ancora perseguibile.
Per un approfondimento sulle fattispecie di bancarotta e sul raccordo tra Codice della crisi e profili penali, si rinvia agli approfondimenti dedicati.
RICHIEDI INFORMAZIONI