L'indebita percezione di erogazioni pubbliche è prevista dall'art. 316-ter c.p. e punisce chi, mediante l'utilizzo o la presentazione di dichiarazioni false o di documenti falsi, ovvero mediante l'omissione di informazioni dovute, ottiene indebitamente contributi, finanziamenti, mutui agevolati o altre erogazioni dello Stato, di enti pubblici o dell'Unione Europea.
Il reato è particolarmente attuale: negli ultimi anni ha visto un'applicazione massiccia in relazione ai bonus edilizi (Superbonus 110%), alle indennità COVID, ai sussidi INPS e ai fondi PNRR.
La norma
"Salvo che il fatto costituisca il reato previsto dall'articolo 640-bis, chiunque mediante l'utilizzo o la presentazione di dichiarazioni o di documenti falsi o attestanti cose non vere, ovvero mediante l'omissione di informazioni dovute, consegue indebitamente, per sé o per altri, contributi, finanziamenti, mutui agevolati o altre erogazioni dello stesso tipo, comunque denominate, concessi o erogati dallo Stato, da altri enti pubblici o dalle Comunità europee è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni." — art. 316-ter c.p.
Pene previste
Differenza con la truffa aggravata (art. 640-bis c.p.)
L'art. 316-ter è sussidiario rispetto all'art. 640-bis: si applica solo quando la condotta non integra la truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. La differenza sta nell'induzione in errore: la truffa richiede che il soggetto passivo (la PA) sia stato attivamente ingannato con artifici o raggiri; l'art. 316-ter si accontenta di false dichiarazioni o omissioni, anche in assenza di un vero e proprio errore indotto nella PA.
Chi è a rischio
Casi pratici
Caso 1. Un'impresa presenta una richiesta di cassa integrazione dichiarando un numero di dipendenti superiore al reale. Anche senza artifici complessi, scatta l'art. 316-ter.
Caso 2. Un privato ottiene il Superbonus 110% sulla base di un'asseverazione tecnica falsa predisposta dal tecnico incaricato. La responsabilità può estendersi al committente se era a conoscenza delle false attestazioni.
Caso 3. Un'azienda agricola percepisce contributi PAC dichiarando superfici coltivate inesistenti o sovrastimate.
Strategia difensiva
1. Analisi della condotta. Il reato richiede che le false dichiarazioni o le omissioni siano state determinanti per l'ottenimento del contributo. Se la PA avrebbe comunque erogato il contributo anche con informazioni corrette, la fattispecie può essere messa in discussione.
2. Responsabilità del consulente o intermediario. In molti casi la documentazione falsa è stata predisposta da commercialisti, tecnici o intermediari all'insaputa del beneficiario. Dimostrare la buona fede del cliente è uno dei principali assi difensivi.
3. Tenuità del fatto. Per erogazioni indebite di importo contenuto, la legge prevede la sola sanzione amministrativa. Verificare l'entità esatta dell'importo è un passaggio preliminare fondamentale.
4. Restituzione del contributo. La restituzione spontanea e integrale dei fondi, prima o durante il procedimento, è un elemento che incide sulla valutazione del giudice ai fini della pena e di eventuali misure alternative.
FAQ
Rispondo del reato anche se non ho compilato io la documentazione? Dipende. Se hai firmato la richiesta o eri a conoscenza delle false dichiarazioni, la responsabilità può essere contestata. Se sei stato indotto in errore dall'intermediario, si apre uno spazio difensivo significativo.
Cosa succede se restituisco spontaneamente il contributo? La restituzione non estingue il reato, ma è un elemento positivo valutato dal giudice ai fini della pena. In alcuni casi può supportare una richiesta di sospensione condizionale o di patteggiamento a pena ridotta.
Il reato si prescrive? Il termine ordinario di prescrizione è di 6 anni, elevato a 7 anni e 6 mesi in caso di interruzione. I procedimenti per contributi COVID e Superbonus sono attualmente in piena attività investigativa.
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